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venerdì 26 maggio 2006
Continuando a parlare delle possibili terapie per la celiachia meritano un accenno le endopeptidasi. Forse vi ricorderete sono state citate al convegno di Matera e ne abbiamo parlato col Prof. Fasano quando abbiamo visto quali sono le prospettive future per la celiachia. La propil endopeptidasi è un enzima che scinde le proteine (da qui il nome proteasi) che potrebbe degradare il peptide che sarebbe il principale responsabile della risposta infiammatoria che si sviluppa nel soggetto celiaco in seguito all’ingestione di glutine. Queste peptide è molto resistente, infatti non viene inattivato né dagli enzimi gastrici né da quelli pancreatici né dalle proteasi delle membrane intestinali, uno studio sui ratti ha invece dimostrato che la propil endopepeptidasi (estratta da un batterio) è in grado di inattivarlo. L’idea è quella di utilizzare l’enzima per detossificare il glutine (e in particolare una parte della gliadina), in modo che possa essere consumato anche dai celiaci, da qui il nome di terapia enzimatica.
mercoledì 17 maggio 2006
Eccoci alla parte finale di questa interessante intervista. Dal momento che, come abbiamo sentito dal prof. Fasano ci vorranno diversi anni prima che la pillola AT-1001 diventi una realtà, vediamo quali sono la altre possibili terapie che si stanno studiando e sperimentando in questo momento.
D: Al momento attuale ci sono altre possibili terapie allo studio o gia in fase avanzata come sperimentazione? ho letto di possibili terapie con fermenti che possono ridurre la tossicità della farina di grano attraverso una sorta di predigestione del glutine o di enzimi (come la propyl endopetidasi) che inattiverebbero il peptide maggiormente responsabile della abnorme attivazione del sistema immunitario nei celiaci. Pensi che siano terapie possibili per la celiachia o per ora l'AT1001 è quello che ci da più speranze nel breve termine?
R: Infatti ci sono tantissi altri studi, alcuni in fase avanzata, altri in fasi più precoci, per trovare un'alternativa alla dieta. Hai menzionato la terapia peptica per "smantellare" le componenti tossiche del glutine. Credo che sia i probiotici che le propyl endopeptidasi potranno avere un ruolo importante nel pre-digerire il glutine prima della panificazione o la produzione di prodotti a base di farina di frumento, in modo da renderli innocui e da aumentare la palatabilità dei prodotti. Ci sono anche diversi studi concentrati sulla possibilità di sviluppare un vaccino, indurre tolleranza al glutine, bloccare l'infiammazione secondaria all'esposizione al glutine e così via. E' da tempo che vado dicendo che la domanda fondamentale non è più SE avremo una cura per la celiachia, ma piuttosto QUANDO avremo una cura per la celiachia.
lunedì 15 maggio 2006
Una delle altre possibili terapie per la celiachia di cui si è discusso al convegno del 23 aprile a Matera e di cui abbiamo parlato col Prof Fasano, nella terza parte della nostra intervista, riguarda l’utilizzo di fermenti lattici per inattivare la porzione del glutine responsabile della celiachia.
L’idea nasce dal fatto che la struttura della gliadina potrebbe essere influenzata dai processi di lavorazione dei cibi, che agirebbero inattivandola. In particolare, lo studio più recente sull’argomento valuta gli effetti di una preparazione contenente fermenti lattici (che si chiama VLS#3) sulla farina di grano comunque i risultati sembrano incoraggianti. Lo studio è stato condotto in vitro su delle colture cellulari, quindi non direttamente su soggetti celiaci, e ha mostrato una quasi completa degradazione della gliadina durante una prolungata fermentazione della farina con questo preparato. L’attività dei fermenti lattici distruggendo la gliadina (tramite un processo chiamato proteolisi) potrebbe quindi pre-digerirla permettendo così di produrre dei prodotti gluten free con una migliore palatabilità.
giovedì 11 maggio 2006
Prosegue l’intervista al Prof. Fasano: dopo aver parlato della sperimentazione, vediamo ora quali sono le critiche mosse nei confronti di questa terapia e qual è la posizione del prof. Fasano.
D: Ho letto anche delle "critiche" per quanto riguarda l'AT1001, alcuni sostengono che il miglior modo di trattare un'intolleranza alimentare e quello di evitare i cibi problematici, cosa ne pensi?
R: Non c'è dubbio che le persone affette da celiachia hanno un lusso che nessun altro malato di malattia autoimmunitaria si può premettere: la possibilità di eliminare il fattore che scatena il processo autoimmunitario (nel caso dei celiaci stiamo parlando del glutine). Pertanto un'alternativa alla dieta priva di glutine (che è un intervento efficace nel trattamento della malattia celiaca se fatto bene) deve essere altrettanto sicuro e privo di effetti collaterali. Il problema della dieta priva di glutine è che non sempre è accettata di buon grado, che non sempre l'esposizione a tracce di glutine si risolve in "campanelli di allarme" clinici, per cui si può essere a rischio di un continuo insulto intestinale senza esserne coscienti. Alla fin fine, quello che conta è la qualità di vita dei nostri pazienti: chi è contento di vivere a dieta priva di glutine non ha necessità di alternative, qualsiasi esse siano. Chi invece vive male la dieta, ha diritto di sperare a soluzioni alternative.
martedì 09 maggio 2006
Come vi avevo anticipato, ecco l'intervista al Prof. Alessio Fasano, responsabile della sperimentazione della ormai famosa pillola AT-1001 per la celiachia. Prima di tutto lo ringrazio per la chiarezza e la disponibilità mostrata!
In precedenza vi avevamo spiegato brevemente come funziona l'AT-1001, ora, con l'aiuto del Prof. Fasano, vediamo a che punto è la sperimentazione, quali sono le critiche che sono state mosse alla pillola e quali altre terapie sono allo studio.
D: La sperimentazione della pillola a che punto è? ho letto che finora sono stati fatti degli studi di fase I, che riguardano, cioè, il profilo farmacologico del farmaco?
R: Infatti i risultati preliminari sono stati molto promettenti per quanto riguarda la sicurezza del farmaco. A dosi molto più alte del necessario, non si sono notati effetti collaterali.
D: I risultati sembrano essere promettenti, avete gia provato a somministrare la pillola anche a dei pazienti celiaci che assumevano glutine? Se sì, quali sono stati i risultati?
martedì 18 aprile 2006
Il fumo di sigaretta è stato, negli ultimi anni, oggetto di studio come possibile fattore ambientale che può intervenire nello sviluppo della malattia celiaca. Sono stati pubblicati, infatti, diversi studi riguardo le possibili correlazioni fra fumo e celiachia, e alcuni di questi sembrano evidenziare una correlazione inversa: cioè i fumatori sarebbero protetti contro la celiachia!
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